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Organico
Andrea Formica: saxofono soprano
Gabriele Oglina: clarinetto
Giada Zerboni: clarinetto basso
Massimo Lombardi: tiorba, arciliuto, chitarra barocca
PROGRAMMA CONCERTO
L'ANTICO NEL PRESENTE: un ponte tra respiro e corde
– video/audio
L’ANTICO NEL PRESENTE: un ponte tra respiro e corde
Presentazione:
Premessa
Da sempre ci si domanda cosa sia la musica. Le risposte sono infinite. Tra le tante possibili è corretto concepire la musica come un 'luogo'. Senza entrare in dissertazioni filosofiche; tuttavia pare semplice sottolineare – quale esperienza comune – come dentro il suono sia possibile ritrovare connessioni emotive che fanno parte dell'esistenza umana declinata in tutte le sue sfaccettature.
Quanto la musica sia capace di penetrare l'animo umano è storia antica, indiscutibile e mai disconosciuta; quanto l'animo umano sia un 'infinito' è altrettanto assodato. Orientarsi all'interno di questo 'infinito' è pressoché impossibile per la mente che, al fine di superare l'ostacolo, necessita di categorizzare, dividere, collocare; tracciare meridiani e paralleli per riuscire ad individuarsi. Serve un punto: in un luogo.
Nonostante ci si aggrappi a strategie che danno sicurezza, la storia della musica (come il ʹtutto') è fluida e continua a fluire senza trovare opposizioni insuperabili. La natura, che è l'infinito, è dentro e fuori ogni essere vivente, fluisce analogamente metabolizzando tutte le mutazioni del caso.
Però, per evitare di trovarsi privi di riferimenti in un altrove, anche qui è per noi necessario dividere il tempo in periodi ed epoche, utilizzando barriere di carta velina che, nella loro fragilità, ci aiutano però ad individuare lo spazio in cui siamo.
Tutto ciò è importante e necessario! La ricerca musicale e musicologica ha il compito di infilare le mani in questo tipo di speleologia, cercando reperti che però devono essere in grado di restaurare le tessere di un puzzle innervato nei dettagli in un sistema più profondo e complesso della sola superficialità di un'opera: serve individuare il sistema vita.
La filologia è pertanto essenziale per avere consapevolezza delle sostanze che furono e per poter formulare ipotesi coerenti.
Resta tuttavia una consapevolezza: nessuna verità oggettiva della storia è oggi riproducibile e riassaporabile con assoluto senso di verità.
I nostri sensi, l'evoluzione culturale, si sono tutti modificati rispetto a quelli dei secoli passati. Pure mettendo in gioco tutti gli sforzi e le competenze filologiche, siamo persone di un'epoca diversa e, nel bene e nel male, la nostra modernità e le mutazioni culturali che abbiamo attraversato, hanno lasciato e tracce indelebili nella nostra comunicazione centripeta e centrifuga.
Possiamo però formulare ipotesi e, cercando punti di contatto, assumerci la responsabilità delle nostre condotte intellettuali, rilanciando la speranza di un'ampia e costruttiva fruizione musicale.
Lo spirito dell'ensemble
Come anzidetto, l'approccio filologico è una possibilità che non ammette contestazioni; solo ricerca, dibattito e confronto.
Invece, sul fronte comunicativo, un anello di congiunzione utilizzabile per connettere il passato con il presente – apparenti rive opposte di un fiume non attraversabile – sono gli affetti; fattori profondamente umani e non espellibili dall'esistenza. Lì ci sono le coordinate di un hic et nunc che oltrepassa il fattore epocale ed è capace di muovere l'anima; funzione che la musica ha sempre svolto.
È sempre affascinante citare la frase del chitarrista seicentesco Stefano Pesori: «[...] come se vi fosse gran divario tra il ferire col ferro , e col suono, che sà sino all'anima penetrare [...]».1
Una seconda riflessione, metaforicamente parlando, ci riconduce all'immagine del 'ponte'.
Di sicuro, in quanto contaminati dalla più moderne evoluzioni tecnologico-culturali, non ci è possibile tuffarci, cogliere e riprodurre il passato in maniera oggettivamente veritiera ed autentica; ciò indipendentemente dall'utilizzo di strumenti storici. È però possibile (nel rispetto delle prassi) trascinare nel presente le tracce del passato e, con tutte le adiacenze del caso. Mutatis mutandis, tentare di riproporre l'opera guardando le possibilità che essa ci offre scrutandola da dentro; dalla sua emotività, dal suo colore, dall'affilatura di quella lama che fino all'anima può penetrare.
Certo, il rispetto delle prassi, l'utilizzo di strumenti moderni insieme a strumenti antichi, diventano una sfida grande. È, appunto, una provocatio che non cede il passo alla rinuncia di poter vivere la musica superando un confine del tempo, della congiunzione di una rappresentazione affettiva; un ostacolo che non esiste.
Il tempo non è un ostacolo, semmai un'occasione. Vale la pena sottolineare come Martin Heidegger definisce il tempo: «Il tempo è il come».2
Le due rive opposte sono congiungibili costruendo e non demolendo; conoscendo per unire e non per separare.
Come scrive Stefano Zampieri :«È il destino del ponte, quello di collegare vite diverse, spazi diversi [...] Il ponte è parte della storia dell'uomo e del suo spazio, è un segno costruttivo del suo rapporto con il mondo.»3
1) Stefano Pesori, Lo Scrigno Armonico, opera seconda, (1640), Firenze, SPES, 1986, pp. 13-19/14.
2) Martin Heidegger, Il concetto di tempo, Milano, Adelphi, 2023, pp. 23-50.
3) Stefano Zampieri, Filosofia dello spazio quotidiano, Bologna, Diogene, 2017, pp. 135-143/138.
Un ringraziamento a Moreno Nicoloso, per le fotografie gentilmente donateci.
L’ANTICO NEL PRESENTE: un ponte tra respiro e corde
Salomone Rossi (1570-1630), dal IV libro de varie sonate, sinfonie, gagliarde, brandi, e corrente per sonar due violini et un chitarrone o altro stromento (1642)
- Sonata Nona sopra l'Aria del tenor di Napoli
- Sonata Sesta sopra l'Aria del Tordiglione
Marco Uccellini (1603-1680), da Sonate Arie et Correnti A 2. e. 3. Per Sonare con diversi Instromenti (1642)
- Sonata Prima detta la Poggia à Violino e Tiorba
Giovanni Battista Vitali (1632-1692), da Partite sopra diverse Sonate di Gio: Batta: Vitali per il violone (ca.1680)
- Capritio sopra le otto figure
Gaspar Sanz (1640-1710), da Instrucción de música sobre la guitarra española (1674, 1695, 1697)
- Tarantela
Girolamo Frescobaldi (1583-1643), dal Primo libro delle canzoni a uno, due, tre e quattro voci, accomodate per sonare ogni sorte di stromenti (1628)
- Canzon prima, violino solo, over cornetto
Giuseppe Baglioni (sec. XVII), dal Ms. Libro di Leuto di G.A. Doni, Archivio di Stato di Perugia (sec. XVII)
- Toccata
Tarquinio Merula (1594/5-1665), da Canzoni overo sonate concertate per chiesa e camera, Op.12 (1637)
- Ciaccona
Marco Uccellini (1603-1680), da Sonate Arie et Correnti A 2. e. 3. Per Sonare con diversi Instromenti (1642)
- Aria quinta sopra la Bergamasca
Georg Friedrich Händel (1685-1759), da Rinaldo - HWV7 (1711)
- Aria: Lascia ch'io pianga