Solo recital - MassimoLombardiNew

Massimo Lombardi
lutenist and musicologist
musician, musicologist and tecnical of Benenzon method (music therapy)
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Solo recital

PROGRAMS

PROGRAMMI CONCERTO


Programmi personalizzati
È possibile confezionare programmi concordati, diversi dalle proposte elencate.







Sonar di lauto
una passeggiata tra la musica liutistica dal Rinascimento al Barocco
strumento: programma A - liuto rinascimentale
                  programma B - oud, liuto rinascimentale, chitarra barocca

PRESENTAZIONE
– scheda in preparazione –


Programma versione B: SONAR DI LAUTO
strumento: oud, liuto rinascimentale, chitarra barocca

Tradizionale (Turchia)
Mandira

Vincenzo Capirola (secc. XV-XVI)
Ms d'intavolatura di liuto (ca.1517)
- Canto bello
- La vilanela
- Ti [...] baleto da balar bello
- Padoana descorda

Luys de Narváez (1500-1555/60)
da Los seys libros del delphín, 1538
- Fantasia sul quarto tono (lib.II)
- Canción I del Emperador (Mille regretz de Josquin), quarto tono (lib.III)
- Diferencias sobre Guárdame las vacas (lib.VI)

Anonimo lucchese (sec. XVI/XVII)  
dal Ms 774 Biblioteca ex Governativa di  Lucca (secc-XVI-XVII)
- Canario spagnuolo  
- Romanescha

Gaspar Sanz (1640-1710)
da Instrucción de música sobre la guitarra española (1674)
- Folias
- Espanoletas
- Tarantala

Giovanni Battista Granata (1620-1687)
Da Capricci Armonici (1646)
- Toccata
- Sarabanda
- Alemanda
- Corrente
- Passacagli sopra D


Programma versione A: SONAR DI LAUTO
strumento: liuto rinascimentale

Vincenzo Capirola (secc. XV-XVI)
Ms d'intavolatura di liuto (ca.1517)
- Canto bello
- La vilanela
- Ti [...] baleto da balar bello
- Padoana descorda

Luys de Narváez (1500-1555/60)
da Los seys libros del delphín, 1538
- Fantasia sul quarto tono (lib.II)
- Canción I del Emperador (Mille regretz de Josquin), quarto tono (lib.III)
- Diferencias sobre Guárdame las vacas (lib.VI)

Vincenzo Galilei (1520-1691)  
dal Libro primo di Intavolature de lauto di Vincenzo Galileo Fiorentino (1563)*
dal Ms intavolatura di liuto del (1584)**  
- Ricercare secondo*
- Corinna [Gagliarda] XXIII **
- Calliope Gagliarda I **
- Talia [Gagliarda] II **
- Urania [Gagliarda] IX **

Anonimo lucchese (sec. XVI/XVII)  
dal Ms 774 Biblioteca ex Governativa di   Lucca (secc-XVI-XVII)
- Canario spagnuolo  
- Romanescha

Giovanni Gerolamo Kapsberger (1580-1651)
dal Libro primo d'intavolatura di lauto (1611)
- Toccata terza
- Gagliarda quinta
- Corrente quinta
- Gagliarda settima
- Corrente settima








Galileando: tra i confini di un secolo
in oc
casione dei cinquecento anni dalla di Vincenzo Galilei e dei quattocento dalla nascita di Giovanni Battista Granata
strumento: liuto rinascimentale/arciliuto/chitarra barocca

Presentazione
Per il mondo musicale – di sicuro quello liutistico, ma non solo – oltre agli avvenimenti legati all’anno Beethoveniano, nel 2020 ricorrono due importanti anniversari: cinquecento anni dalla nascita di Vincenzo Galilei (1520-1591) e quattrocento da quella di Giovanni Battista Granata (1620-1687).
La figura più popolare della famiglia Galilei è certamente quella di Galileo, ma suo padre – Vincenzo – fu anch'egli un uomo di grandissimo successo e di eccezionale spessore scientifico, culturale, musicale ed estetico-filosofico .
Entrò a far parte della Camerata de Bardi e la sua opera, nonostante trovi il fondamento sull'austerità Zarliniana, si concede ad una dimensione musicale rappresentativa e vicina a quella teoria degli affetti che segnò un'epoca.
La cifra della musica di Vincenzo Galilei non sembra quindi potersi limitare ad una macchinosa manifestazione speculativa squisitamente rinascimentale; al contrario, deve spingersi quanto più possibile in quella nuova dimensione esecutivo-rappresentativa capace di cogliere gli elementi emotivi e narrativi in funzione di una esecuzione più barocca, simbolica e finalizzata a muovere gli animi.
 
È ben risaputo come il cenacolo della Camerata de' Bardi sia stato il contenitore ideale per questa rivoluzionaria idea estetica, musicale e filosofica. L’opera di Vincenzo è un monumento musicale solidamente fondato sulla conoscenza rinascimentale, ma che gradualmente continuò ad adattarsi all'evoluzione dei tempi e quelle necessità umane che, allora come oggi, sono inarrestabili.
Giovanni Battista Granata, fu un personaggio assai curioso. Chitarrista e barbitonsore (barbiere cerusico), di lui si hanno ben poche notizie circa la sua vita che si dispiegò tra le città di Torino e Bologna. La sua produzione chitarristica è di grande raffinatezza e modernità, tant’è che ispirò i Led Zeppelin con la storica Starway to haven.
La tecnica e la pratica strumentale di Granata, che si rifà alla più moderna modalità esecutiva sulla chitarra barocca, prevede sia l’uso del punteado (pizzicato) che quella del ragueado (accordi). Le sue musiche, pur riassumendo appieno l’esemplare cifra stilistica secentesca (Toccata, Passagalli, Ciaccone, Corrente, Allemanda, etc) volge lo sguardo verso un’elegante concezione strumentale settecentesca. Infatti, non è un caso che nelle sue composizioni per chitarra-violino-basso continuo, la scrittura compositiva risulti analoga a quella che Antonio Vivaldi (1678-1741) utilizzò nei due trii per liuto, violino e b.c. che nel celeberrimo concerto in D magg. per liuto e archi. Si tratta di una particolare gestione del materiale melodico in cui il violino e della chitarra, suonando all’unisono, galleggiano insieme sulla realizzazione del b.c. eseguita da un cembalo e da uno strumento basso (es. violoncello).
 
Conclusione
Tra Vincenzo Galilei e Giovanni Battista Granata c’è un secolo di storia. È quello un periodo di intensa evoluzione culturale, estetica e tecnico-esecutiva. Le musiche che stanno nel mezzo, in questo programma estratte dalle opere di uno splendido autore napoletano quale Andrea Falconieri (1585-1656) e da un prezioso manoscritto lucchese (Ms 774 della Bibl. ex Governativa di Lucca), saranno il filo che ricongiungerà questi due limiti temporali contemporaneamente così vicini e così lontani; due imprescindibili momenti di bellezza della storia della musica, della letteratura liutistica e chitarristica.
Programma: GALILEANDO, tra i confini di un secolo
strumento: liuto rinascimentale/arciliuto/chitarra barocca

Vincenzo Galilei (1520-1691)  
da Libro primo di Intavolature de lauto di Vincenzo Galileo Fiorentino del 1563*
dal Ms intavolatura di liuto del 1584**  
- Ricercare secondo*
- Corinna [Gagliarda] XXIII **
- Calliope Gagliarda I **
- Talia [Gagliarda] II **
- Urania [Gagliarda] IX **

Anonimo lucchese (sec. XVI/XVII)  
dal Ms 774 Biblioteca ex Governativa di   Lucca  
- Canario   spagnuolo  
- Tornando   da Bologna  
- Passo   in mezzo  
- Romanescha

Andrea Falconieri (1585-1656)  
dal Ms Doni dell’Archivio di Stato di   Perugia  
- Toccata  
- Moreschina   Gagliarda  
- Corrente  
- Gagliarda  
- Corrente  
- Gagliarda   Corrente

Giovanni Battista Granata (1620-1687)  
da Capricci armonici sopra la Chitarra   Spagnuola, 1646  
- Toccata  
- Alemanda  
- Sarabanda  
- Corrente  
- Passagalli  






La Veglia e l’Hostaria
musiche tratte dal ms 774 di Lucca (sec. XVI/XVII), Intavolatura di liuto da sonare & cantare
strumento: liuto rinascimentale/arciliuto

Premessa
Presso la Biblioteca Statale di Lucca è conservato un prezioso manoscritto riconducibile al periodo di passaggio tra i secc. XVI e XVII. Il contenuto è specificamente rivolto al liuto e al canto accompagnato dal liuto: Intavolatura di leuto da sonare e cantare (ms 774). [1]
Il codice è stato oggetto di mie attente ricerche che sono poi divenute saggi pubblicati dalla casa editrice Sillabe di Livorno, per la Rivista di Musicologia dell’Istituto Superiore di Formazione Musicale Luigi Boccherini di Lucca.[2]
Il 27 aprile 2017, in un concerto che ho effettuato un mio ensemble presso l’auditorium dell’ISFM L. Boccherini, sono state principalmente eseguite le musiche vocali del codice.
Con un nuovo programma, questa volta per liuto solo (quindi fedele al testo originale), propongo una produzione interamente dedicata alle intavolature del volumetto lucchese.
Sintetizzando sul contenuto del codice, è possibile dire che si tratta di una hit parade di danze in auge nel tardo Rinascimento e nel primo Barocco.
Il valore storico e musicale sono assodati; inoltre, l’appartenenza alla città di Lucca (come ampiamente documentato nei miei studi anzidetti) è dichiarata con annotazioni scritte in calce alle carte di due composizioni:
 Passo in mezo (c.14r)
(sic) questo Passo in mezo si suona quando uno va alla veglia con il Chri[stu]s
La Veglia a cui si riferisce la didascalia è, con buon convincimento, la famosa e da sempre maestosa processione del Volto Santo di Lucca; sacra rappresentazione che si svolge nel mese di settembre di ogni anno.
 Tornando da Bologna e Gagliarda (c.13r-13v)
[…](sic) Questa galiarda si fa, quando un tocco a dar si va all’hostaria id est alla Campana
L’hostaria alla Campana fu una locanda lucchese ampiamente descritta sia nella letteratura storico-cittadina che negli atti archivistici della città; era collocata in quella che oggi è chiamato vicolo corte Campana.
Di estrema importanza sono anche le informazioni estetico-musicali che il Ms 774 ci regala. La pratica e la prassi del suonare alla bisogna è ben risaputa e ciò avveniva sia a strumento solo (in questo caso con il liuto), sia in ensemble. La didascalia in calce alla c.16r «questo Passo in mezo non si può suonare se non si suona in compagnia» ci consegna proprio questa nitida visione circa la polistrumentale possibilità esecutiva del contenuto del codicetto che, redatto per il liuto solo, poteva – e talvolta doveva – essere suonato in ensemble.
Un’ulteriore considerazione riguarda le modalità di fruizione della musica: quella per l’ascolto e quella per il ballo. Esse sono entrambe certe e manifeste nel codice. Nella c.38v è scritto «La Corrente balletto francese, la seconda parte si fa per suonarla, ma ballando non occorre». Da ciò si comprende che nell’esecuzione sono possibili due strutture tra loro simili, ma non identiche. Piegando la fisionomia della composizione alla propria intenzione creativa, nel primo caso, è concessa una maggiore libertà strutturale; nella seconda ipotesi, è invece necessaria una maggiore disciplina formale: alla musica devono coincidere una ben stabilita sequenza di gesti e passi dei danzatori. Siamo di fronte ad una polimorfia espressiva del brano.

Presentazione
Una comune caratteristica di molti manoscritti liutistici del sec. XVI e XVII, è quella di essere, in buona parte, costituiti da canovacci delle più diffuse danze dell’epoca. L’abilità nell’improvvisazione era fondamentale e indispensabile. Ciò, oltre a soddisfare le esigenze pratiche delle contingenze, permetteva anche di mostrare e proporre le peculiarità artistiche di ogni musicista. Tali musiche potevano essere eseguite sia a solo che in ensemble; tutto dipendeva dalle situazioni e dalle disponibilità.
Il codice 774 di Lucca, pur comprendendo forme musicali utilizzate dalla nobiltà, di certo non era funzionale alle cerimonie nei palazzi patrizi; tant’è che, tra le sue carte, è precisata la collocazione in hostaria. Tali posti, di spiccata trascuratezza, erano frequentati da personaggi di ogni estrazione sociale. In quest’ottica, l’immagine che emerge del luogo musicale è molto variegata e la rappresentazione musicale può spingersi tra autentiche antitesi che vanno dall’eleganza alla grossolanità, finanche alla provocazione.
In realtà, sfruttando il margine di libertà che si avverte di fronte a tale concomitanza di fattori estetico-musicali e socio-antropologici, è possibile dirigersi verso una più audace proposta esecutiva. Mi riferisco ad una ipotesi interpretativa – tutt’altro che sbagliata – che consideri la musica sia un comportamento causato dalle emozioni che un comportamento causante emozioni; un’azione creativa capace di mettere in relazione le componenti intrinseco-emotive dell’uomo musicista con quelle estrinseco-contestuali dell’ambiente sociale e delle sue coloriture.
La creatività, allora come oggi, era la conditio sine qua non per essere un musicista, un artista. Basti pensare alla prassi del basso continuo, ma anche la stessa arte dell’improvvisazione. Il compito era quello di porre in essere comportamenti musicali capaci di rappresentare affetti, per soddisfare, esigenze emotive personali e comunitarie; quindi di esercitare un diritto artistico e comunicativo. In sintesi si tratta di associare ad un testo le peculiarità personali e creative del musicista che è mosso dagli stimoli che lo circondano. Era così ed è così. Può essere esemplificativo pensare alla partite (oggi dette variazioni) che grandissimi musicisti scrissero su Follie, Ciaccome, Passacaglie, Passemezi, Romanesche etc.; furono questi tratti autentici e caratteristici del Rinascimento e del Barocco.

[1] Lucca, Biblioteca Statale (ex Governativa) I-Lg, ms 774, RISM B/VII, p.195-196.
[2] Massimo Lombardi, Storie di canzonette del manoscritto 774 di Lucca, in Codice 602, VII, Rivista di musicologia dell'Istituto Superiore di Formazione Musicale L. Boccherini di Lucca, Livorno, Sillabe, 2016; Massimo Lombardi, Il ms 774 di Lucca: La Lucca del ms 774, in Codice 602, VIII, Rivista di musicologia dell'Istituto Superiore di Formazione Musicale L. Boccherini di Lucca, Livorno, Sillabe, 2017.
 
 
 
Programma: LA VEGLIA E L'HOSTARIA
strumento: liuto rinascimentale/arciliuto

- Pavaniglia spagnuola (c.39)
- Fiorentina (c.23v)
- Romanescha (c.37v)
- Fantina e Bergamastro (c.24r)
- Barriera (c.20v)
- Bascia Marchese (c.19r)
- Romanescha (c.38r)
- Gagliarda (c.21v)
- Santo Ercolano (c.22v)
- Passo in mezo (c.5v)
- All’arme all’arme (c.23v)
- Canario (c.10v)
- Romanescha (c.30r)
- Canario spagnuolo (c.31v)
- Spagnoletta (c.20r)
- Bello Amante (c.18v)
- Tordiglione (c.8r)
- Romanescha (c.11r)

 
Massimo Lombardi
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